Monastero e crocifisso

NEVADA - Monastero

Raja esce silenziosamente dalla camera del monastero che le e' stata assegnata, percorrendo un corridoio a passi delicati e cauti, per evitare di svegliare le monache che stanno probabilmente dormendo, dato che l'ora fissata dal regolamento ecclesiastico per coricarsi, e' gia' passata da un pezzo. La giovane si dirige quindi verso l'uscita del monastero, percorrendo il porticato del cortiletto esterno fino ad arrivare al grosso portone della struttura che va ad aprire per ritrovarsi sulla strada. Una desolazione raccapricciante avvolge la donna, ma a confronto di quello che Raja ha fin'ora vissuto nella solitudine del monastero, quell'uscita e quel paesaggio di desolazione, per lei sono quasi diventati una gioia. Dopo pochi minuti di cammino, Raja raggiunge il bordo del canyon che circonda il monastero, osservando la stradina ghiaiosa che piu' volte la giovane donna ha guardato, mossa dalla tentazione di percorrerla per poter lasciare quell'arido luogo, cosi' in contrasto con l'idea secondo la quale, quel posto religioso avrebbe dovuto trasmettere pace e protezione, ma che invece sembra trasmettere solo solitudine e chiusura. Bisognosa di restare con se stessa abbracciata dall'aria esterna, Raja si siede sul bordo del canyon, senza nemmeno preoccuparsi di rischiare di sporcarsi la veste, quindi si abbandona per lunghi istanti alla contemplazione del panorama, nella speranza di riuscire almeno a farsi venire il sonno.

<< Perche' mai qui? >>

Gli occhi di Raja si chiudono per andare ai ricordi di un suo magico, e al tempo stesso angoscioso passato, all'interno di un altro tipo di edificio, in cui era stata tenuta rinchiusa per altre motivazioni, dopo averci trascorso indimenticabili giornate nell'immersione di celestiali e magici momenti, che vivono ancora nel suo cuore. Cio' che Raja ha vissuto in quel passato, e' difficile cancellarlo dentro di lei, nonostante abbia provato a farlo. La donna porta una mano sul petto, stringendo un crocifisso che le e' stato dato dalla badessa Miranda, a capo dell'ordine monastico in cui si trova ora, come se con quel gesto, avesse potuto chiedere a quell'oggetto di poter ricevere le risposte ad un doloroso: "perche' "? Quel crocifisso pero' non sembra parlare, o forse e' lei che non riesce a sentire i messaggi di risposta, che avrebbero dovuto arrivare, almeno secondo le teorie predicate in quel monastero, e che avevano narrato l'esistenza di un Dio che vede e provvede a tutto e tutti. Perche' allora, lei si sente cosi' non vista, da quel Dio di cui tanto le e' stato parlato? O forse molto semplicemente, Raja non avrebbe potuto ricevere risposte da un crocifisso, diventato un simbolo di sacrificio e di dolore. Nemmeno il tipo di credo religioso della terra in cui e' nata, aveva inoltre avuto il potere di darle delle soddisfacenti risposte. Tutto quello in cui Raja aveva sempre e solo creduto, era stato il suo sentire interiore che, le aveva spesso sussurrato nel silenzio, una verita' diversa da quella che le era sempre stata insegnata e gridata. La donna riapre gli occhi, e si alza per fare ritorno al monastero richiudendo il portone principale per incamminarsi nuovamente verso l'interno dell'edificio. La donna sta quasi per raggiungere la sua camera, quando improvvisamente si sente chiamare da una voce maschile che giunge da qualche zona alle sue spalle.

"Consorella Raja. Non ti ricordi piu' dove si trova il bagno?"

Raja si gira lentamente verso l'uomo di media eta', dalla brizzolata barba, e che indossando una tunica dal pesante tessuto marrone, la fissa scrutandola standosene fermo sulla soglia di una porta li' vicina.

"Io....ecco, veramente....sono uscita per...."

Raja cerca di giustificarsi avvertendo dentro di lei uno stato di forte disagio sempre maggiore.

" Uscita? A quest'ora della notte? E per andare dove?"

" La verita' e' che non riuscivo a dormire "

Raja si dimostra intimidita dalla figura di quell'abate, non essendo riuscita ancora nemmeno a comprendere, come mai in un monastero di sole donne con a capo una badessa, possa essere presente anche la figura di un abate, o comunque di una figura monaca maschile, e che spesso resta nell'edificio anche di notte.

"Oh.....mia cara. C'e' qualcosa che ti turba? Hai bisogno di parlarne?"

"Niente che non si possa risolvere con la....preghiera."

Raja mente, sorridendo incerta, utilizzando quella frase come scappatoia, non avendo la minima intenzione di confidarsi con quell'abate.

" Come preferisci. Non dimenticare pero' che in questo monastero, avete la fortuna di avere un rappresentante di Dio sempre disponibile"

Raja lo guarda in modo strano e indefinibile.

"Rappresentante di...Dio...."

Mormora lei come se le parole di quell'uomo non le stessero trasmettendo ne' affidabilita', ne' il tipo di verita' affermata dall'abate.

"Parleremo domani. Ora vai a riposare"

La mano dell'uomo si posa sulla spalla di Raja facendo sussultare la donna, che istintivamente si ritrova a fare un passo indietro per staccarsi da quel breve ma fastidioso contatto fisico.

"Domani staro' sicuramente meglio. Buonanotte monsignore."

Raja utilizza il termine monsignore, perche' le era stato espressamente chiesto proprio da quell'uomo, di rivolgersi cosi' a lui.

"Parleremo domani "

Le ripete l'uomo con un sorriso apparentemente "rassicuratore" , che pero' mette nuovamente Raja in soggezione. La giovane si defila subito dopo, per chiudersi nella sua camera, restando con le spalle ancorate alla porta trattenendo quasi il respiro. Una lacrima le scende da un occhio senza nemmeno sapere il perche', non comprendendo ancora che tale reazione, non e' altri che un messaggio del suo spirito che sta cercando di indicarle che quel luogo non e' affatto cio' che l'avrebbe portata verso un cammino libero e felice. Per il momento, Raja sa soltanto che quel posto di protezione in cui e' stata costretta a rifugiarsi, invece che darle serenita' e rassicurazione, le sta solo facendo provare un senso di fastidiosa inquietudine.