Distorti strumenti per comprendere errori

Raja e' seduta davanti ad un foglio posto sopra lo scrittoio di legno della sua camera. I minuti trascorsi a fissare quel foglio bianco sembrano essere stati eterni, nel tentativo di aver cercato di scrivere le memorie di quella giornata. Per Raja accade questo ogni giorno, ritrovandosi sempre davanti a quella carta da riempire, sentendo addosso quel senso di frustrazione dovuto al fatto di non saper mai cosa scrivere per quanto siano noiose le sue giornate da quando si trova in quel posto. Eppure le monache di quel monastero sembrano non avere problemi a farlo. E' solo lei dunque, a non sentirsi per niente ispirata? D'altronde perche' mai dovrebbe esserlo? Tutto quello che accade in quel monastero, sono solo regole da dover seguire, contrarie tra l'altro ad ogni sua piu' piccola regola interiore. Proprio in quel momento, l'improvviso bussare alla porta, induce Raja a sobbalzare lievemente sulla sedia.

"Avanti...."

La voce le esce quasi in un mormorio. La porta si apre facendo apparire la figura dell'abate della sera prima.

"Monsignore...."

L'abate Leandro avanza di un passo entrando nella camera.

"Ho pensato di venire io da te, non avendoti ancora vista recarti a conferire in ufficio."

L'uomo dalla pesante e lunga tunica marrone, le si avvicina maggiormente.

" Se e' per quello accaduto ieri, non si deve preoccupare. Sono qui da poco, e probabilmente mi devo ancora abituare al nuovo luogo. Sono certa che non soffriro' piu' d'insonnia una volta che mi saro' abituata."

" Se ti capita spesso, e' bene parlarne"

"Dico...dico davvero monsignore. Sto bene."

Raja sorride, ma forzatamente.

" E' controproducente rifiutare l'aiuto di un rappresentante di Dio"

Ribatte l'uomo martellandola ancora con la frase del giorno prima. Il dire "rappresentante di Dio", agli occhi di Raja sembra essere una frase mirante a giustificare ogni ordine o parola affermata da quell'uomo, o forse da qualunque uomo che porti una simile tunica sacerdotale.

" Perche'? Che cosa potrebbe succedermi? Io penso che riuscire ad aiutarsi da soli possa essere ancora piu' bello per far salire la propria autostima. Non sempre e' indispensabile l'aiuto degli altri. Nemmeno se fosse..."

Raja si ferma di parlare, interrotta dal tono un po' severo dell'uomo.

"Dio?"

E' la domanda che l'uomo le pone, interrompendo la frase della donna.

"Lei non e' Dio"

E' l'istintiva risposta che esce dalle labbra di Raja. La donna pero' si zittisce subito ,rendendosi conto di aver pronunciato una frase "oltraggiosa" verso quell'uomo che evidentemente si crede di rappresentare l'onnipotenza divina nel la sua perfetta manifestazione. Leandro posa il suo sguardo su Raja con stupore, ma al tempo stesso non la guarda in modo severo.

" Chiedo....chiedo scusa..."

Raja cerca di rimediare scusandosi e chinando il capo non tanto per rispetto, quanto piuttosto per non incrociare lo sguardo di quell'abate che per qualche ragione la infastidisce.

" Dio perdona sempre ogni peccato. Ma e' necessario fare penitenza. Parlero' con la badessa e decidera' lei il da farsi"

L'abate si allontana verso la porta, mentre Raja rialza gli occhi allarmati verso l'uomo.

" Penitenza?? E per aver detto cosa di cosi' peccaminoso? L' ho forse offesa!?"

L'abate si gira verso Raja prima di uscire dalla camera.

"E' un dato di fatto che lei non puo' essere il perfetto e onnipotente Dio, ne' puo' sapere che cosa Dio possa voler dire a me! Sempre che esista il Dio che dipingete voi! Ma forse esiste solo per voi."

Per la prima volta da quando e' nel monastero, Raja sente di doversi alterare per dare voce al suo pensiero.

" Farai penitenza perche' stai continuando a peccare. La penitenza fa capire meglio gli sbagli."

Detto questo l'abate esce dalla camera, lasciando Raja che inizia a sentirsi ancora piu' sola e incompresa di prima, ma al tempo stesso iniziando a sentir emergere dentro di lei, una crescente forma di ribellione.